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L'AI è una bolla? Dipende da dove guardi

Ricavi che crescono come mai prima, ma anche data center a debito e soldi che girano in cerchio. Perché non parlerei di una bolla unica: alcune parti del settore sono solide, altre fragili. E cosa cambia per chi usa l'AI ogni giorno.

Mattia PanattaPubblicato il 22 ottobre 20267 minOpinione
Grafici di borsa su un monitor durante una sessione di trading
Foto: Nicholas Cappello · Unsplash

Ogni settimana qualcuno mi chiede: “Ma l’AI è una bolla?”. Capisco la domanda, ma credo sia posta male. Non esiste un solo “settore AI”: ci sono aziende che guadagnano già moltissimo, altre che vivono di promesse, e investimenti che reggono solo se tutto va per il meglio. Dire “è una bolla” o “non è una bolla” per tutti insieme è fuorviante in entrambi i casi.

Dove i numeri reggono

Partiamo da ciò che una bolla non ha: ricavi veri che crescono in fretta.

  • Anthropic ha comunicato per il primo semestre 2026 16,3 miliardi di dollari di ricavi, contro 1,1 miliardi di un anno prima. La perdita di oltre 80 miliardi che ha fatto titoli è per circa 72 miliardi una voce contabile, non soldi usciti dalla cassa.
  • SpaceX, che controlla Grok, ha dichiarato 7,56 miliardi di ricavi AI in un solo trimestre, quasi il triplo del precedente.
  • L’uso è di massa e quotidiano: centinaia di milioni di persone tornano ogni settimana su ChatGPT, Claude, Gemini e Grok, e le aziende pagano abbonamenti e API perché risparmiano ore di lavoro.

E i costi crollano: secondo Artificial Analysis, GPT-6.1 Sol risolve un compito del loro benchmark con 72 centesimi, restando a pochi punti dal modello più capace. Una tecnologia che diventa insieme più capace e meno cara non sparisce: si diffonde.

Dove invece vedo fragilità

Ci sono però zone del settore che mi ricordano davvero le bolle del passato.

Investimenti a debito. Finché i data center li pagavano i giganti con i loro profitti, il rischio restava nelle loro casse. Ora una parte crescente è finanziata con debito, spesso fuori bilancio. Se i ricavi attesi tardano, il problema passa a chi ha prestato i soldi.

Soldi che girano in cerchio. Il produttore di chip investe nel laboratorio, che con quei soldi compra chip dal produttore, che registra ricavi. Il fornitore di cloud finanzia il cliente che compra il suo cloud. Non è per forza sbagliato, ma gonfia i numeri.

Impegni enormi sul futuro. I laboratori hanno firmato contratti per centinaia di miliardi di capacità di calcolo nei prossimi dieci anni. Reggono se la crescita continua a questi ritmi; se rallenta, qualcuno resterà con data center mezzi vuoti.

Le aziende “sottili”. Molte startup rivendono un modello altrui con un’interfaccia sopra. Ogni volta che i grandi laboratori aggiungono una funzione, alcune di queste perdono la ragione di esistere.

Quindi?

Credo che vedremo correzioni, anche dure, in alcune di queste zone: qualche startup chiuderà, qualche investitore perderà molto, qualche progetto di data center verrà rimandato. Ma non mi aspetto lo scoppio di tutto il settore, perché i ricavi di chi sta al centro sono reali e crescono.

Il precedente utile è internet: nel 2000 la bolla delle dot-com è scoppiata, ma le aziende con un prodotto vero sono sopravvissute e internet è diventato l’infrastruttura di tutto. Con l’AI la differenza è che i ricavi dei protagonisti arrivano molto prima.

Cosa significa per chi usa l’AI

  1. Non legarti a un solo fornitore. Tieni dati, istruzioni e skills portabili, e conosci un’alternativa per ogni strumento importante.
  2. Aspettati prezzi che cambiano. Alcuni servizi sono venduti sotto costo per conquistare utenti; le promozioni finiscono. Progetta pensando che il costo possa anche salire.
  3. Investi nelle competenze. Saper far lavorare bene gli agenti resterà utile qualunque cosa succeda in borsa.
  4. Una correzione potrebbe perfino aiutarti. Se una parte della capacità di calcolo costruita oggi resterà in eccesso, l’AI diventerà ancora più economica per chi la usa.

In una riga

Non c’è una bolla unica: c’è un centro solido, con ricavi veri, e una periferia fragile fatta di debito e promesse. Chi usa l’AI per lavorare meglio non deve indovinare il prossimo crollo, solo evitare di dipendere da un unico cavallo.

Questa è un’opinione personale, non un consiglio di investimento.

Fonti

Contenuto informativo aggiornato alla data indicata. Prezzi, modelli e norme cambiano spesso: verifica sempre sulle fonti ufficiali. Testo scritto con il supporto di strumenti di AI e rivisto dall'autore.

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Prossima opinione →L'AI non ti ruba il lavoro. Ti toglie il primo gradino.Gli studi più seri dicono che l'AI automatizza compiti, non mestieri. Ma i compiti che spariscono per primi sono quelli con cui i giovani imparavano il mestiere. Lo dico da giovane che ha appena iniziato a lavorare.