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L'AGI è già qui. Ora la domanda è la superintelligenza

Con una definizione concreta, cioè sistemi che affrontano la maggior parte dei lavori cognitivi e usano strumenti per raggiungere un obiettivo, secondo me l'AGI l'abbiamo già raggiunta. La direzione ora è la superintelligenza. Cosa lo fa pensare, cosa resta aperto e cosa cambia per noi.

Mattia PanattaPubblicato il 22 ottobre 20267 minOpinione
Un robot umanoide seduto nella posizione del loto
Foto: Aideal Hwa · Unsplash

Per anni ci siamo chiesti “quando arriverà l’AGI?”. Oggi penso che la domanda sia superata. Secondo me l’AGI l’abbiamo già raggiunta, e non sono il solo a pensarlo: una parte crescente di ricercatori, imprenditori e utenti quotidiani ragiona ormai su un passo successivo, la superintelligenza.

Cosa intendo per AGI

AGI sta per Artificial General Intelligence, intelligenza artificiale generale. Non esiste una definizione unica, ed è per questo che il dibattito confonde. Io uso una definizione funzionale: sistemi capaci di affrontare la maggior parte dei lavori cognitivi, passare da linguaggio a codice a documenti, capire un obiettivo e usare strumenti per raggiungerlo.

Con questa definizione guardo cosa succede ogni giorno:

  • un agente come Claude Code riceve un obiettivo e porta a termine un progetto intero, provando e correggendo da solo;
  • Grok Bot, Claude Duet e gli altri agenti 24/7 lavorano per giorni su un computer nel cloud, coordinandosi tra loro;
  • i modelli risolvono problemi di matematica olimpica, scrivono software, analizzano contratti, fanno ricerche con decine di fonti, parlano in modo naturale.

Non sono capacità “ristrette” come quelle di un programma di scacchi. Sono generali: valgono per quasi ogni lavoro che si fa al computer. Per me questa è AGI.

Cosa resta aperto

Sarebbe disonesto non dire cosa manca. I modelli imparano poco dall’esperienza una volta finito l’addestramento: memoria e skills aiutano, ma non sono apprendimento continuo come il nostro. Restano errori sorprendenti, come una sentenza inventata accanto a una dimostrazione impeccabile. E il mondo fisico è ancora in gran parte fuori portata.

Chi dice “non è ancora AGI” di solito punta su questi limiti, o usa definizioni più esigenti, come “migliore degli umani nella maggior parte del lavoro economicamente utile” (la definizione della Carta di OpenAI). È un disaccordo legittimo. Il mio giudizio è che questi limiti non cancellino la generalità delle capacità che abbiamo già.

La direzione: la superintelligenza

Se l’AGI è qui, la domanda interessante diventa la superintelligenza (ASI): capacità molto superiori a quelle umane in quasi tutto.

Diversi segnali puntano lì. Sam Altman, già a inizio 2025, scriveva di sapere come costruire l’AGI e spostava l’ambizione verso la superintelligenza; Elon Musk a Davos ha previsto un’AI superiore al singolo essere umano entro la fine del 2026. Negli Stati Uniti un ordine esecutivo del 29 settembre 2026 ha perfino chiesto di usare “Super Intelligence” al posto di “Artificial Intelligence” nei documenti del governo. Sono previsioni e scelte di comunicazione, non prove; ma dicono dove si sta spostando la conversazione.

Il segnale per me più importante è l’automiglioramento: l’AI che aiuta a costruire l’AI successiva. Anthropic racconta di usare sempre di più i propri modelli per accelerare sviluppo ed esperimenti, pur distinguendo questo da un ciclo completamente autonomo. Penso che ci stiamo avvicinando a quel punto, e che nei laboratori ci siano capacità più avanzate di quelle che vediamo. È una mia ipotesi, non un fatto accertato.

Cosa cambia per noi

Se ho ragione, aspettare “l’arrivo dell’AGI” per cambiare il proprio modo di lavorare è un errore: è già il momento di imparare a delegare agli agenti, con obiettivi chiari, contesto, permessi e controlli. Chi lo fa oggi avrà un vantaggio enorme quando i sistemi diventeranno ancora più capaci.

E se la direzione è la superintelligenza, diventano urgenti le domande che non sono tecniche: chi controlla questi sistemi, con quali verifiche, con quali limiti e a vantaggio di chi. Ne parlo nell’opinione su quanto preoccuparsi.

In una riga

Per me l’AGI non è un traguardo futuro: è lo strumento che usiamo già ogni giorno. La partita vera ora è la superintelligenza, e il modo migliore per prepararsi è imparare a lavorare con gli agenti da subito.

Questa è un’opinione personale: altri esperti usano definizioni diverse e arrivano a conclusioni diverse.

Fonti

Contenuto informativo aggiornato alla data indicata. Prezzi, modelli e norme cambiano spesso: verifica sempre sulle fonti ufficiali. Testo scritto con il supporto di strumenti di AI e rivisto dall'autore.

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