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L'AI ci rende più stupidi? Dipende da cosa le lasciamo fare

Da Socrate contro la scrittura al GPS contro il senso dell'orientamento: ogni tecnologia "ci toglie" qualcosa. Con l'AI il rischio è più serio, perché tocca il pensiero. Ma non è inevitabile.

Mattia PanattaPubblicato il 5 ottobre 20266 minOpinione
Una persona che legge un libro alla luce del sole
Foto: Blaz Photo · Unsplash

Nel Fedro di Platone, Socrate racconta che la scrittura renderà gli uomini smemorati: affidando i ricordi ai segni esterni, smetteranno di esercitare la memoria. Aveva in parte ragione. Eppure oggi nessuno rinuncerebbe a leggere e scrivere.

Ogni tecnologia sposta una capacità fuori dalla nostra testa. La calcolatrice ci ha tolto il calcolo a mente, il GPS l’orientamento, i motori di ricerca il bisogno di ricordare i fatti. L’AI sposta qualcosa di più delicato: il pensiero stesso. Scrivere, argomentare, riassumere, decidere.

Il rischio è reale

Chi studia l’apprendimento lo dice chiaramente: la competenza nasce dallo sforzo. Quando chiediamo all’AI di scrivere al posto nostro il primo paragrafo, di riassumere il libro, di trovare l’argomento giusto, saltiamo esattamente il passaggio in cui il cervello impara.

Il problema non si vede subito. Il testo è buono, il lavoro è fatto, il tempo è risparmiato. Si vede dopo, quando serve ragionare senza aiuto, in una riunione, a un esame, davanti a un cliente, e ci si accorge che il muscolo non c’è.

C’è anche un effetto più sottile: l’AI ci offre sempre una risposta plausibile e media. Se smettiamo di formarci un’opinione prima di chiederla, finiamo per pensare tutti nello stesso modo.

Ma non è inevitabile

La stessa tecnologia può renderci più capaci, se cambia il modo in cui la usiamo. La differenza la fa una domanda semplice: questo compito voglio saperlo fare io?

  • Se la risposta è no (formattare una tabella, trascrivere una riunione, cercare un riferimento), delega senza sensi di colpa. È tempo liberato.
  • Se la risposta è sì (scrivere bene, ragionare sul mio lavoro, capire un tema), usa l’AI come allenatore: fatti fare domande, fatti correggere, chiedi spiegazioni, ma fai tu il lavoro.

Le mie regole

  1. Prima penso, poi chiedo. Su una questione importante scrivo due righe con la mia idea prima di chiedere all’AI. Poi confronto.
  2. Bozza mia, correzione sua. Per i testi che contano parto io. L’AI rilegge, critica, propone. Non il contrario.
  3. Niente deleghe sulle cose che sto imparando. Se è una competenza che voglio avere, l’AI interroga e spiega, non esegue.
  4. Un po’ di fatica ogni giorno. Leggere un testo difficile senza riassunto, fare un calcolo a mano, scrivere una pagina senza aiuto. È palestra.

Una nota sulle materie “umane”

Paradossalmente, l’AI rende più importanti le capacità che le materie umanistiche allenano: leggere con attenzione, argomentare, riconoscere un’affermazione debole, capire le persone. Sono proprio le capacità che servono per usare bene l’AI e per accorgersi quando sbaglia.

In una riga

L’AI non ci rende più stupidi da sola. Ci rende più stupidi se le lasciamo fare il pensiero, più intelligenti se le lasciamo fare la fatica inutile.

Contenuto informativo aggiornato alla data indicata. Prezzi, modelli e norme cambiano spesso: verifica sempre sulle fonti ufficiali. Testo scritto con il supporto di strumenti di AI e rivisto dall'autore.

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